Nel cuore dell’Africa occidentale, in territori dove la coltivazione del cacao è al tempo stesso risorsa economica e sfida sociale, Esselunga e Altromercato hanno dato forma a un progetto che non parla solo di sostenibilità ambientale, ma di dignità, autonomia e crescita comunitaria. Il “Cacao sostenibile”, iniziato nel 2020 e conclusosi – nella sua fase targata Togo – a luglio 2025, ha coinvolto cinque cooperative, quasi 9.500 persone e oltre 2.000 famiglie, con l’obiettivo di rafforzare la filiera del cacao nel segno del commercio equo e solidale.

Questi numeri, già di per sé significativi, vengono accompagnati da una strategia di lungo periodo: Esselunga, in collaborazione con Altromercato, si è battuta affinché tutto il cacao utilizzato nei suoi prodotti a marchio diventi entro il 2025 “100% equosolidale”, certificato secondo il protocollo Made in Dignity e tracciato con tecnologia blockchain, garantendo così non solo un prezzo giusto, ma una piena trasparenza lungo tutta la catena produttiva.

Per le comunità togolesi il progetto ha significato qualcosa di concreto: sono state distribuite 367.000 piantine di cacao, sono stati creati 25 vivai e costruiti dieci siti di compostaggio, contribuendo non solo a migliorare la resa agricola ma anche la sostenibilità del suolo. Grazie alla formazione di oltre 9.000 agricoltori e 66 tecnici locali, attraverso 1.367 sessioni nelle “scuole campo”, sono state insegnate le buone pratiche agricole, sia per la coltivazione biologica del cacao, sia per migliorare le fasi post-raccolta, con l’obiettivo di rendere le cooperative più autonome e resilienti.

Non si è trattato solo di coltivare cacao, ma anche di costruire un futuro alternativo: la diversificazione delle colture è diventata parte integrante del progetto, con la creazione di parcelle agroforestali per piantare curcuma, anacardi, banane, papaya, agrumi, zenzero. In questo modo si sono generate fonti di reddito alternative, riducendo la dipendenza esclusiva dal cacao.  Parallelamente, per migliorare la qualità del prodotto, sono state realizzate sette unità di essiccazione e fermentazione nei villaggi, infrastrutture essenziali per garantire che il cacao raccolto diventi materia prima di alto valore.

Un altro tassello fondamentale è la tracciabilità e la digitalizzazione: grazie a un database digitale, oggi 2.058 produttori e quasi 1.900 ettari di piantagioni sono mappati, consentendo pagamenti trasparenti e puntuali. Ciò significa che non si tratta solo di un progetto di beneficenza, ma di un modello economico che integra investimenti reali, tecnologia e rispetto per le comunità locali.

Anche i consumatori italiani hanno avuto un ruolo attivo: nel 2020, attraverso il Catalogo Fìdaty di Esselunga, sono stati raccolti 560.000 euro grazie alla donazione dei punti fragola, un contributo che ha sostenuto concretamente le comunità togolesi.  Dal punto di vista istituzionale, l’investimento totale per il progetto è stato di 1,135 milioni di euro, una cifra che testimonia quanto l’impegno di Esselunga non fosse solo simbolico, ma strategico.

I risultati, stando ai dati ufficiali, vanno oltre la mera produzione agricola: secondo un sondaggio condotto tra i contadini coinvolti, il 56% ha dichiarato di aver sperimentato un miglioramento del benessere familiare, il 22% un aumento del reddito, e un ulteriore 22% ha segnalato progressi su entrambi i fronti.

Ma la storia non finisce qui: il successo in Togo ha aperto la strada a un nuovo progetto quinquennale in Madagascar, avviato a luglio 2025, ancora in collaborazione tra Esselunga e Altromercato. L’obiettivo è replicare il modello: formazione, infrastrutture, tracciabilità e sostegno alle cooperative locali per costruire una filiera sempre più equa e sostenibile.

Ciò che rende questa iniziativa particolarmente stimolante per gli amanti del cioccolato è la consapevolezza che ogni tavoletta, ogni ingrediente proveniente da questi progetti non è solo golosità, ma anche un gesto concreto di solidarietà. In un mercato globalizzato, il cacao diventa veicolo di responsabilità: per Esselunga e Altromercato non è solo business, ma una scommessa su una filiera equa che mette al centro chi coltiva, chi trasforma e chi consuma. Questo progetto dimostra che il cioccolato può essere non solo un piacere per il palato, ma anche uno strumento di cambiamento sociale e ambientale, una testimonianza di come il commercio possa trasformarsi in cooperazione reale e duratura tra mondi lontani ma profondamente collegati.

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Di Massimo Prandi

Massimo Prandi